| Il cambio di paradigma |
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Non si tratta di un nuovo metodo di cura alternativo, non è una “teoria” che aggiunge qualche nuova informazione a ciò che era già conosciuto, ma porta ad un vero e proprio “cambio di punto di vista”… un po’ come traslocare in una stanza completamente nuova. E nel campo della medicina in effetti non abbiamo assistito a molti capovolgimenti. In cinquemila anni di storia della medicina possiamo riscontrare sostanzialmente due filoni di fondo: Il primo si basa su un paradigma “religioso” dove la malattia venne spiegata come colpa o come il castigo degli dei. Il secondo si basa su un paradigma “laico” dove la malattia venne spiegata come attacco ambientale, chimico, fisico o microbiologico che fosse o come un difetto della macchina biologica. Queste due concezioni della malattia si sono susseguite a fasi alterne e con nomenclature differenti, strutturandosi, riattualizzandosi ed entrando sempre più nel particolare, ma senza mai cambiare però le premesse di fondo su ciò che è la malattia: fondamentalmente qualcosa di sbagliato e di maligno. Il paradigma religioso con il concetto della malattia intesa come colpa che fece infuriare Apollo o come l’opera del demonio si mantiene nella storia fino ai nostri giorni. Lo ritroviamo per certi aspetti nel movimento New Age dove la malattia è intesa come conseguenza dell’inconsapevolezza o del “karma”. La stessa evoluzione la troviamo anche col paradigma meccanicistico dove si studia sempre nel più piccolo e si indaga il difetto a livello cellulare (scoprendo le vitamine, gli enzimi e altri fattori metabolici) dando così inizio alla medicina “molecolare” che arriva a considerare la malattia come un’alterazione su base genetica finendo quindi con l’affermare che non solo la macchina può rompersi, ma ci può essere anche un difetto di fabbrica! La malattia può dipendere da un difetto dei geni… In questo modo, guardando al piccolo, sempre più piccolo, si allontana progressivamente dal malato e si rinchiude inesorabilmente in laboratorio. La persona nel suo insieme, non esiste più. Quindi osservando l’evoluzione di queste concezioni possiamo accorgerci che si sono evolute aggiungendo sempre nuovi elementi ma senza mai cambiare le premesse di fondo. E’ come se in una stanza ci fossero nel tempo nuovi mobili, nuovi colori alle pareti ma quella stanza rimane in sé la stessa di prima. Nessuna di queste tradizioni ha mai potuto rispondere veramente al perché ci si ammala? Con le scoperte del dr. Hamer invece ci troviamo a dover proprio cambiare stanza. È un cambio di paradigma radicale: ci spiega cos’è la “malattia”, da cosa ha inizio e quale il suo svolgimento. L’altro particolare non da poco è che non si basa su alcuna ipotesi, ma su leggi sempre verificabili. IL CAMBIO DI PARADIGMA IMPLICA UNA PREMESSA FONDAMENTALE E’ possibile lavorare con le 5 Leggi Biologiche soltanto stando all’interno di questa nuova stanza, non è possibile farlo rimanendo in una delle due precedenti tradizioni. Questo perchè chi opera in base a queste conoscenze dovrà necessariamente modulare il suo intervento in base ad esse. Nello stesso modo anche la persona che presenta un problema, deve essere disposta a entrare in questa nuova stanza. Le 5 Leggi Biologiche non sono ancora ufficialmente riconosciute, in questo senso non ci sono cliniche o riferimenti ufficiali ai quali la persona in difficoltà possa rivolgersi. Perciò diventa impossibile lavorare con un paziente quando lui stesso non è entrato in questa stanza. È altresì assolutamente irrispettoso e controproducente nei confronti del paziente, forzarlo a entrare in una stanza quando, per vari motivi, non ha la possibilità o la disponibilità per farlo. Le 5 Leggi Biologiche rappresentano oggi uno spartiacque poiché, dato il diverso paradigma, non c’è possibilità di mediazione o “aggiustamenti” con le altre tradizioni precedenti. Richiedono un linguaggio completamente nuovo, una presenza completamente nuova da parte dell’operatore. Rappresenta inoltre un’assunzione di responsabilità da parte del paziente perchè possa rendersi disponibile a non dare più nulla per scontato assumendo un ruolo attivo nei suoi processi di salute e malattia. |