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Domande più comuni: premessa
E’ facile, quando non si conoscono ancora bene le 5 Leggi biologiche, avere dubbi o incertezze riguardo a diversi argomenti. Perciò abbiamo deciso di lasciare uno spazio dove rispondere alle domande più comuni e che più frequentemente ci vengono poste.
 
Abbiamo tutti dei problemi, allora perché non siamo sempre tutti malati?
Questa domanda è possibile fintanto che non abbiamo ancora integrato la differenza tra conflitto psicologico e conflitto biologico.
Un conflitto psicologico può creare preoccupazione ma non fa “ammalare”, cioè non si fa corpo.
Per farsi corpo è necessario vivere un conflitto biologico e cioè occorre che quello che sta accadendo abbia le caratteristiche di una DHS: vi ricordiamo che la DHS è un fatto che accade in modo inaspettato (almeno una prima volta, poi possiamo riattivare la stessa risposta organica anche grazie al binario o recidive). Ed è proprio per il fatto che ci prende in contropiede che reagisce all’unisono l’intero nostro sistema (psiche, cervello e organo). Anche il nostro corpo quindi reagisce all’istante, in base all’impulso del cervello, per dare una risposta immediata e biologica, cioè fisica: in poche parole, l’organo che reagisce in base al nostro sentito, modifica il suo funzionamento per “far fronte” a ciò che sta accadendo, allo scopo di permetterci di sopravvivere a quell’evento. E questo funzionamento diverso dell’organo si attiva subito, a partire dall’istante della DHS, e del successivo conflitto attivo, anche se poi gli “effetti” (cioè i sintomi) di tutto il suo lavoro, saranno prevalentemente visibili (e fastidiosi) nella seconda fase del processo, quando abbiamo risolto il conflitto, quello cioè dove il corpo sta riparando per riportarsi a normalizzazione.
 
Le DHS sono quotidiane, perché non ci fanno tutte “ammalare”?
Perché non è sufficiente vivere uno shock per produrre una “malattia” ma dipende da quanto tempo rimaniamo congelati nello stato di conflitto attivo (massa conflittuale).
Vi ricordiamo che la massa conflittuale è il risultato di due cose: la durata (per quanto tempo resto nella fase di conflitto attivo) e l’intensità con cui lo vivo. In base a quanto intenso e quanto a lungo ho mantenuto il conflitto, la fase di riparazione risulterà altrettanto lunga, intensa ed impegnativa, presentando sintomi rilevanti.
Per qualsiasi DHS il nostro intero sistema risponde immediatamente, ma se risolvo subito, il corpo non avrà avuto tempo per lavorare a livello tissutale e conseguentemente anche la fase riparativa sarà irrilevante. Ecco perché se inciampo nel marciapiede, rompo un piatto o sbatte la porta immediatamente posso accorgermi che l’intero corpo reagisce (fiato sospeso, battito accelerato etc) ma senza poi avere sintomi che possano essere definiti come “malattia”.
 
Che terapia propone la NMG?
Non esiste un protocollo di terapia in NMG. Il corpo ripara da solo e riconoscere i contenuti dei conflitti ci da la possibilità di avere un’indicazione per trovare delle soluzioni. Il nostro unico compito sarebbe quello di creare le premesse per permettere al corpo di riparare. Per quanto riguarda la fase di riparazione, in effetti, non possiamo abbreviarne i tempi (tanto tempo siamo rimasti nella fase di conflitto attivo altrettanto necessiterà al corpo per riparare e normalizzare i tessuti). Possiamo al limite ridurre un po’ i sintomi troppo vagotonici e qui vi ricordiamo che più dei farmaci può aiutarci risolvere (o almeno alleggerire) il conflitto del profugo.
E’ chiaro che va tenuto conto che le leggi della natura prevedono che possiamo fare tutti i conflitti che vogliamo ma che dobbiamo risolverli in tempo utile, altrimenti, per la natura, significa che non siamo abili ad evolvere nella vita, e dobbiamo perire. Quindi spesso i medici si trovano ad aver a che fare con persone che hanno superato di gran lunga i “termini previsti dalla natura”per risolvere il loro conflitto e che presenteranno quadri clinici che non permettono di “aspettare che il corpo ripari da solo”. In questi casi si può rendere necessario un intervento più invasivo (operazioni, drenaggi, farmaci) ma che dovrebbe essere utilizzato in base a queste conoscenze, altrimenti i risultati rischiano di essere più invalidanti che risolutivi.
Le terapie, tutte, possono essere valide per aiutare la persona a non continuare a ricadere nello stesso buco e per contenere i sintomi più complessi, ma vanno sempre considerate come interventi limitati nel tempo e unicamente a livello sintomatico. E’ solo la persona stessa e il suo corpo a fare il lavoro, tutto ciò che “arriva da fuori” può essere d’aiuto ma non è quello a risolvere.
 
Ma allora non devo fare niente?
La prima sensazione che diventa anche un’opposizione, quando si iniziano a conoscere le 5 Leggi Biologiche, è che allora non si debba fare nulla. In realtà non è per niente così. Per dirla con le parole di una donna che 12 anni fa ha potuto dire no all’amputazione di entrambi i seni e che ora sta benissimo, quel “non fare niente” in realtà è un vero e proprio lavoro:
 
“La gente mi diceva che ero coraggiosa a non fare niente, ma in effetti non è vero che non si fa niente. Il cammino è altrettanto ripido quando devi veramente fare dei cambiamenti…. Non è così facile uscire dalle consuetudini quotidiane, mille abitudini che in realtà diventano pura sopravvivenza... Sono un ostacolo sul nostro cammino... E’ molto difficile cambiare qualcosa...ci vuole coraggio, un grande coraggio. Ma in effetti il mio sintomo era un segnale che qualcosa era fuori posto e se ripenso a posteriori alla mia vita, io non stavo veramente vivendo, ma allora non me ne accorgevo… Prima della diagnosi, non posso dire che vivevo veramente.. e così avrei continuato se non fosse arrivato questo segnale.  Da qualche parte deve arrivare un segnale per farmi capire che così non può continuare…”
 
Ma allora è meglio se non risolvo?
Quando non si conoscono le 5 Leggi Biologiche si ha paura della malattia. Quando poi si conoscono un po’ si ha paura del conflitto che fa ammalare. Poi ci si accorge che i sintomi vengono sempre in soluzione e allora è di quella che si ha paura. Fatto sta che in questo modo si sposta la paura da una parola ad un’altra, ma la sostanza non cambia: si continua a vivere nella paura.
Quando invece si conoscono bene le 5 Leggi Biologiche e si ha anche avuto un po’ di tempo per verificarle su se stessi, allora le cose cambiano e l’attenzione inizia a spostarsi dalla fase di soluzione (dove il corpo ha bisogno del suo tempo per riparare e noi non possiamo farci nulla) alla fase di conflitto attivo, al momento cioè dove davvero esiste un problema e dove abbiamo tutte le facoltà per farci qualcosa. E’ quando siamo in conflitto attivo, dove non abbiamo sintomi eclatanti e quindi non ci poniamo attenzione, che possiamo metterci a tavolino con noi stessi. E’ nella fase di conflitto attivo che possiamo chiederci se davvero vale la pena continuare ad “insistere” nella stessa modalità, fermi nel dover dimostrare le nostre ragioni, sentendoci vittime di una situazione, in lotta per qualcosa, per poi pagarla con dei sintomi importanti quando risolviamo, oppure se ci conviene fare subito qualcosa di diverso contenendo così la massa conflittuale e quindi anche i sintomi successivi nella fase di riparazione.
Il problema non è più “risolvere” ma diventa “meglio risolvere in tempo utile”.
 
Cosa ne pensa la NMG dei danni da vaccino?
E’ necessario fare chiarezza in relazione ai danni da vaccino. Non mettiamo in discussione l’insensatezza del vaccino che viene promosso, spinto e venduto senza che esista alcun protocollo che provi scientificamente che:
- esista e sia stato isolato il virus che produce quella “malattia”
- che quel virus sia patogeno e cioè che, inoculato, produca esattamente la malattia per la quale viene venduto.
- che i prodotti inoculati col vaccino possano effettivamente uccidere o inibire quel dato virus.
Quindi nessuna verifica che dimostri che abbia un qualche senso vaccinarsi. Tanto è vero che non è necessario opporsi alla vaccinazione, basta dichiararsi disponibili a farla ma solo DOPO aver ricevuto tali prove (inesistenti!).
Ma che il vaccino possa portare a dei danni (magari dopo mesi dalla sua inoculazione) non è possibile. Chi crede questo è ancora chiuso nella vecchia idea che la malattia è qualcosa che arriva da fuori.
Invece dei danni ci possono essere ma dall’azione del vaccinare e non dalla sostanza inoculata.
Mi spiego meglio: di solito a subire i “danni da vaccino” sono i bambini. E mai al primo vaccino ma di solito al richiamo (recidiva) e adesso vi spieghiamo perché:
quando un bimbo viene vaccinato, può vivere una DHS perché può viverlo come attacco, dove viene preso dalle braccia della mamma (magari più angosciata del bimbo stesso) tenuto a forza e punto dall’ago.
Una DHS con un sentito di “attacco” produce un’attivazione cerebrale a livello del cervelletto nella zona che innerva il derma. Si attiva quindi un FH che poi quando va in soluzione si gonfia producendo una compressione cerebrale a causa dell’edema. Questa compressione, se è sufficientemente importante, può dare dei sintomi quali convulsioni, vertigini, vomiti etc. Se poi viene fatta un’indagine tramite tac cerebrale, potrà evidenziarsi questa area edemizzata che verrà letta come tumore cerebrale.
Il cosiddetto danno da vaccino in realtà è quindi una conseguenza dell’atto del vaccinare e non della sostanza inoculata. Gli ulteriori danni vengono poi prodotti da come vengono letti e trattati tali “danni” dalla medicina scolastica.
 
E allora le sostanze cancerogene?
Non esistono sostanze che producono il cancro. Esistono delle sostanze che producono degli effetti sul corpo dai quali il corpo si difende ripararando, ma è il corpo che sta riparando e non un cancro che cresce.
Nessuno nega che se mi verso dell’acido muriatico sulla pelle questa brucia o che se vengo irradiato poi avrò degli effetti. Quello che è in discussione è la lettura di cosa accade.
Prendiamo ciò che è accaduto con Cernobyl per fare un esempio esplicativo: le radiazioni bruciano le cellule e principalmente quelle più sensibili come le cellule del midollo, i globuli bianchi. Con l’irradiazione il corpo ha vissuto una DHS ma proprio a livello cellulare. Subito dopo il corpo si mette in azione per riparare e lo fa con una pulsione di allarme: quindi produce cellule in grande quantità. Avremo così il quadro della leucemia (lo stesso processo che si attiva quando una persona si rivaluta dopo essersi svalutata a livello profondo). Quando poi il corpo, lasciandogli il tempo necessario (quindi senza recidive) porta a termine il suo lavoro, anche i globuli bianchi tornano ai valori normali.
 
Come si spiegano le malattie genetiche o che si presentano dalla nascita?
Le malattie che un bimbo presenta dalla nascita (ma prima occorre accertarsi che siano davvero dalla nascita! Un giorno di vita è già un giorno di esperienza) sono legate a conflitti già attivati nel grembo materno. Il bambino prima di nascere ha già vissuto 9 mesi nel grembo materno: anche un embrione può patire dei conflitti biologici e attivare quindi i relativi programmi SBS  che vengono poi chiamate "malattie".
Tra queste possiamo riconoscerne alcune grazie agli studi effettuati dal dr. Hamer e nel suo libro, il “Testamento” c’è un'ampia trattazione di biogenetica riletta alla luce della conoscenza delle 5 Leggi biologiche e  un'approfondita trattazione della cosiddetta "sindrome di Down".
In generale occorre tenere presente delle condizioni in cui vive un feto: nuota nel liquido amniotico e si nutre attraverso tutte le sue cellule grazie alla madre.
Il bimbo nella pancia non vive un conflitto perché la mamma lo sta vivendo, ma vive conflitti che sente direttamente per sé. Per essere più chiari significa che se la madre vive una situazione difficile per cui è sempre incazzata, lui non vivrà in senso traslato l’incazzatura della madre, attivando ad esempio le vie biliari, ma sentirà vari manchi di nutrimento (boccone cibo, aria). Questo perché la madre, essendo in stress simpaticotonico, avrà i capillari contratti, producendo di conseguenza una vasocostrizione anche della placenta e il bimbo sentirà di non essere sufficientemente nutrito. I tessuti endodermici in conflitto attivo ispessiscono per compensare a quei manchi. Se poi la madre si tranquillizza il tessuto cresciuto in più nel bimbo resta incapsulato: l’ambiente in cui si trova il feto è asettico non c’è presenza di micobatteri che possano caseificarlo. Per questa ragione poi nascendo potrà presentare il quadro della mucoviscidosi o fibrosi cistica, dove i tessuti già incapsulai restano tali mentre se riattiva i conflitti di mancare del boccone, altre zone cresceranno, e verranno successivamente caseificate.  
Altri quadri che possono evidenziarsi alla nascita sono spasticismo, ritardi mentali, ritardi nella crescita. Tutto questo si ricollega a degli spaventi che il bimbo ha vissuto nella pancia della mamma e principalmente sono connessi a ripetuti rumori acuti e assordanti, ultrasuoni. Il liquido amniotico amplifica tali rumori che arcaicamente risuonano come un imminente pericolo (traducendolo in parole: è una situazione tipo “una belva sta per sbranare la mamma e quindi anche me e io, chiuso qui dentro, non posso scappare”.) In questa situazione il bambino può attivare dei FH frontali (paura frontale) che produrranno poi un ritardo di apprendimento e/o di crescita, o dei conflitti motori (vorrei scappare ma non posso) che si tradurranno in spasticismo.
Tra questi rumori abbiamo potuto riconoscere trapani, seghe circolari da falegname, gli ultrasuoni prodotti da ecografie lunghe e ripetute o dai motori.
 
Botte ricevute al ventre invece, non producono effetti perché il bimbo protetto dal liquido non li percepisce come tali se non nel caso sia già nelle ultime settimane ed abbia il corpo appoggiato proprio nel punto dove la madre riceve il colpo.
 
Quando si hanno delle malformazioni (arti od organi mancanti etc) diventa più difficile individuare la DHS perché probabilmente si è attivata durante i primi istanti del concepimento e nelle primissime fasi del suo sviluppo, già cioè durante la prima divisione cellulare. Difficile da definirsi quale possa essere il vissuto della cellula, in questo campo c’è ancora molto da investigare, ma per quello che possiamo dedurre dalla precisione degli studi del dr. Hamer “non c’è nulla senza nulla” e in questo caso si tratta  proprio del vissuto della cellula. Nessuna malattia genetica quindima ogni volta si tratta di un processo attivato a partire da una DHS.
 
Il dr. Hamer afferma (come molti altri ricercatori tra i quali Lipton, Braden, Lanka) che nemmeno il DNA è stabile, ma che si modifica a seconda della richiesta, degli stimoli ricevuti dall'ambiente esterno. Non è il nucleo della cellula a dirigere i lavori, immagazzina i dati ma non è lui il “cervello della cellula” . E’ la membrana, che percepisce la richiesta dell’ambiente e da una sua risposta attivando ciò che serve. Infatti hanno verificato che togliendo il nucleo ad una cellula, questa continua a vivere e a funzionare, mentre non funziona il contrario. Tutta questa storia della genetica è un grande business per molti ma non certo per chi ha un problema di salute da risolvere.
 
Ma esistono le allergie?
Le allergie non sono dovute a reazioni immunitarie, non sono genetiche o ereditarie o un risultato inevitabile dovuto all’inquinamento. In realtà sono anch’esse delle reazioni sensate dell’organismo. La sostanza dove presentiamo un’allergia era banalmente presente in una situazione dove abbiamo vissuto una DHS. Il ripresentarsi di quell’elemento o sostanza, ci riattiva, a binario, la stessa risposta fisiologica della prima volta, in base cioè al sentito conflittuale di quel momento. Ed è per questo che mangiare le fragole a qualcuno produce eruzioni cutannee (separazione) mentre ad altri ad esempio il vomito di bile (rancore).
 
 
ANCORA IN ALLESTIMENTO