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"SecondoNatura"

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NOTIZIE DAL DR. HAMER IN ITALIANO

 

INFORMAZIONI PER I PAZIENTI DI NMG

LE CURE:

Cari amici e pazienti,

La Nuova Medicina Germanica® non è una “terapia” nel senso classico, ma implica per il paziente, una maniera completamente nuova di percepire la “malattia”: non più come “un brutto male che lo invade” e da cui non ha scampo, ma bensì come un “processo in corso” nel proprio corpo, biologico e sensato.
Solo con la conoscenza delle Cinque Leggi Biologiche, il paziente potrà essere in grado, congiuntamente al suo medico o terapeuta, da un lato di riconoscere l’origine del proprio conflitto biologico nell’intento di trovare la via che gli permetta di risolvere la situazione conflittuale e creare le premesse per evitare le eventuali ricadute. E dall’altro di uscire dal panico e agire solo ancora sintomaticamente per ovviare agli eccessivi disagi durante i suoi processi di riparazione.
Sappiamo anche che in questo difficile momento di transizione, in cui la NMG non è ancora ufficialmente riconosciuta, per i casi gravi non sono disponibili cliniche adeguate in cui applicare le cure secondo le Cinque Leggi Biologiche. Questo implica quindi per il paziente una maggiore responsabilità per poter attuare effettivamente le proprie scelte terapeutiche. Non è più possibile oggi pretendere che qualcuno che “ci guarisca” ma dobbiamo, pur col sostegno del nostro medico o terapeuta, poter “prendere in mano” noi stessi la nostra salute.

È quindi molto importante, per poter fare un lavoro serio, che il paziente sia, come prima cosa, convinto che la terapia seguita finora non presenti per lui una soluzione. E’ altrettanto importante che sia lui stesso a mettersi in moto per la propria salute compiendo le seguenti semplici ma importanti azioni:

1) occorre che legga la "Presentazione della Nuova Medicina Germanica" scaricabile direttamente qui. Sono poche pagine ma che permettono alla persona di avere quelle informazioni base per poter scegliere di incontrare un medico o un terapeuta che si occupi di loro facendo riferimento a questa diagnostica.

2) occorre che sia il paziente stesso (e non un amico o un parente) a telefonare per prendere l’appuntamento.

Il riferimento che possiamo darvi è il seguente: “Secondo Parere”
Si tratta di un preciso riferimento telefonico per i pazienti che hanno scelto di curarsi con le Cinque Leggi Biologiche. Un’operatrice appositamente preparata accoglie la richiesta del paziente, che viene attentamente valutata, per poter poi convogliare la persona che sta chiedendo aiuto verso l’operatore più idoneo al suo problema specifico.

Segreteria Secondo Parere: Tel 0187 / 42 17 95 (dalle 9’00 alle 12’00)
Fax 0187 / 42 08 58;
e-mail: segreteria@secondoparere.net

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VADEMECUM SALVAVITA!

Cari “pazienti”,
questo vade mecum è un inizio di prontuario a rapida consultazione. Vuole essere un pratico aiuto per chi si trova ad aver ricevuto una diagnosi nefasta e quindi improvvisamente sbalzato nell’angosciosa sensazione di non avere più via d’uscita. Procediamo con ordine.

Premessa salvavita:
Come prima cosa occorre che vi ricordiate che quando vi viene fatta una diagnosi, l’illusione è che la diagnosi sia scientifica e che ciò che viene conseguentemente proposta come cura, sia l’unica percorribile. Il medico che vi informa sia sulla diagnosi che sulle cure come pure sulla prognosi, lo fa a partire da una cosiddetta “buona fede”. D’ora in poi sarà meglio fare chiarezza su cosa sia, effettivamente, questa buona fede. Ciò che vi dice in effetti, non è necessariamente ciò che crede vero, e che sia il meglio per la vostra salute, ma ciò che gli è stato insegnato e ciò che risulta essere l’unico protocollo ammesso a livello legale. In effetti risulta particolare come, da più sondaggi seri, solo un numero insignificante di oncologi si dichiarino disposti a seguire il protocollo ufficiale di cura per sé o per i propri cari: quello stesso protocollo che invece pare essere l’unica possibilità per i loro stessi pazienti. In sintesi, quando il medico vi dice, francamente, come andrà a finire, non lo fa per informarvi di come, scientificamente, stanno le cose, ma per prevedere ogni possibile risvolto di modo che se poi accade il peggio, non possa essere accusato di aver omesso tali possibilità, ed incorrere quindi in procedimenti legali. Lo stesso discorso vale per i protocolli di terapia, che a livello oncologico, sono per la maggior parte sperimentali. Il ché non significa “l’ultimo più efficace e tecnologico intervento”, ma che non sanno nulla su quali effetti possa produrre, sia rispetto alla “malattia” sia rispetto agli effetti collaterali. Forse non tutti sanno che, non fosse altro che per problemi deontologici, ed organizzativi, una verifica in doppio cieco sull’efficacia dei farmaci, non viene praticamente mai fatta. E forse in pochi sanno che buona parte dei corsi di aggiornamento per oncologi verte su come non incorrere in problemi e denunce da parte dei pazienti. Quindi, in questo caso, dobbiamo ricognare il concetto di “buona fede” in “comportamento corretto in base a ciò che viene definito dalle multinazionali farmaceutiche e dallo status quo del potere”. Perciò vi proponiamo di seguito una serie di accorgimenti salvavita.

Primo salvavita: non sanno da dove viene la “malattia”
Quando siete di fronte ad un medico, ricordatevi che è un essere umano e che per 13 semestri ha ricevuto un imprinting di paura in relazione a cosa sia la malattia, fatto di ipotesi e di una lista infinita di etichette relative ad altrettante malattie e per la maggior parte ad eziologia sconosciuta. Questo termine che ritrovate nei manuali di medicina come il Merck e similari, indica che tale malattia non si sa da dove venga mentre grazie al dr. Hamer ora possiamo spiegarlo esattamente (in base al tessuto e alla sua derivazione embrionale, al comportamento di tale tessuto nelle diverse fasi durante lo svolgimento del programma, il tutto confermato dai FH visibili a tac cerebrale). E nemmeno ci viene spiegato perché si sviluppa tale malattia (che, ancora grazie al dr. Hamer, ora sappiamo accadere in seguito ad uno choc biologico inaspettato). Miracolosamente comunque in questi manuali le prognosi descritte sono però sempre certe e, per la maggior parte, nefaste.
Ricordatevi quindi che tale medico è più spaventato di voi in merito alle malattie, perché se per voi magari il fatto di ricevere una diagnosi mortale vi mette nelle condizioni di sentire di non aver più nulla da perdere e vi da così la spinta necessaria per reagire, per giocarvela tutta fino in fondo, permettendovi di sopportare i disagi necessariamente connessi al periodo in cui il corpo sta riparando, spinti verso la vita, quel medico invece di cose da perdere ne ha un mare: un’identità costruita sul tutte quelle nozioni interiorizzate; la sua illusione, sulla base di quelle nozioni, di esservi d’aiuto se non altro, nell’idea di prolungarvi di qualche mese la vita anche a discapito di ciò che dovrebbe essere la vita; il suo status quo; la sicurezza economica con annesso il mantenimento della propria famiglia; un protocollo di lavoro “comodo”, svolto con prontuario alla mano.
In altre parole il medico ha sicuramente anni di studi alle spalle per cui conosce molte più cose di voi ma questo non comporta necessariamente che nello specifico, rispetto alla vostra diagnosi, sappia davvero di cosa si stia parlando.

Queste riflessioni che vi sottoponiamo non hanno lo scopo di denigrare il medico in questione quale persona. Chi, come medico, si affaccia allo studio della diagnostica scoperta dal dr. Hamer, scopre velocemente il modo per dare un senso e ristrutturare tutte quelle nozioni apprese durante i lunghi studi in medicina, potendo così diventare un medico efficacemente d’aiuto al paziente, riconoscendo esattamente cosa sta succedendo e sapendo quello che fa. L’unico scopo di questo scritto è di portare alla luce come stanno effettivamente le cose, in modo che chi si trova in un momento di difficoltà, possa valutare correttamente ciò che gli viene detto e proposto, poiché quando un medico o un istopatologo danno una sentenza, seppur scientificamente tutto sarebbe discutibile e correggibile, per il paziente che la riceve diventa un vero e proprio anatema e la persona in difficoltà si trova in balia, senza strumenti, per poterlo perlomeno mettere in dubbio.

Secondo salvavita: non possono dire nulla di scientifico su cosa potrà accadere
Se non so cosa sta accadendo nel corpo e perché accade, come faccio a sapere come andrà a finire? Ciò che avviene è che le prognosi, come anche il nome stesso dato alla malattia, diventano delle profezie che si auto avverano. Da qui nasce la nostra prima proposta: la campagna del block notes. D’ora in avanti, procuratevi un blocchetto per appunti e non recatevi più a nessuna visita senza la sua compagnia. Qualsiasi cosa drammatica vi venga detta che vi spaventa, la richiesta che vi proponiamo di fare è di porgere gentilmente il blocchetto al medico e di chiedergli “per cortesia, me lo mette per iscritto -… che mi restano tre mesi di vita; che se non faccio questa chemio muoio; che se mi irradiano la testa sopravvivo altrimenti muoio etc- e me lo firma sotto?” Rimarrete sorpresi dalle reazioni e l’anatema perderà immediatamente forza insieme al suo diniego.

Terzo salvavita: sgretolare la forza dell’anatema
Per quanto ci riguarda ci siamo accorti già da tempo che il nostro impegno nel portare aiuto a pazienti che hanno ricevuto diagnosi “senza ritorno” (che siano sentenze a morte o di inabilità a vita) consiste al 98% nel trovare i modi perché il paziente stesso possa sconfessarle.
Apparentemente potrebbe sembrare una sciocchezza mentre in realtà il più delle volte è proprio questo fattore, credere o no all’anatema, a fare la differenza tra la vita e la morte di quella persona.

1) Se mi sento senza via di scampo, è inevitabile che attivi il conflitto del profugo: vi ricordiamo che questo programma atavico che si attiva quando vivo uno choc inaspettato ed ho la sensazione di aver perso tutti i miei punti di riferimento, dove mi sento solo e abbandonato a me stesso in lotta per la mia stessa sopravvivenza, produce a livello biologico, un trattenimento dei liquidi nel corpo. Il liquido trattenuto andrà a posizionarsi in quelle aree organiche dove c’è già edema perché il tessuto sta riparando. Il risultato di questo processo è che qualsiasi gonfiore, dolore, versamento verrà centuplicato col risultato di rendere insopportabile il processo di riparazione. Là dove fossero presenti edemi cerebrali, diventerebbero ancora più importanti rendendo più evidenti i disturbi neurologici conseguenti. Il quadro peggiorativo produrrà ulteriore conflitto del profugo esasperando sempre di più la situazione, spingendo il paziente a cedere a interventi letali quali l’assunzione di morfina (che rende impossibile al cervello produrre l’impulso necessario per espellere l’edema che, dilagando, porterà inevitabilmente il paziente a morire per compressione cerebrale) o l’irradiazione al cervello.

2) La medicina scolastica, che non conosce le 5 Leggi Biologiche, interpreta le “defayances” del corpo, che avvengono per la maggior parte nei momenti in cui il corpo sta ristrutturando, come momenti peggiorativi del quadro clinico e quindi come inevitabili conferme dell’evoluzione della malattia (es: sclerosi Multipla). Risulta evidente come un paziente che ha ricevuto una diagnosi che riguarda problemi motori sia senza possibilità di scampo: se ogni volta che ha una “poussée” proprio perché il corpo sta riparando, invece di avere la tranquillità di “lasciarlo fare” sapendo che poussée dopo poussée sarà sempre un po’ più forte, riceve, ogni volta, l’informazione esattamente opposta, inevitabilmente si ritroverà a confermare il circolo vizioso e, svalutazione dopo svalutazione, si ritroverà sulla sedia a rotelle. Ed abbiamo già molte volte orribilmente verificato che la velocità con cui questo accade è direttamente proporzionale a quanto intensamente è stato creduto l’anatema.

3) Una volta che sei stato “bollato” come malato di cancro, resti tale per tutta la vita. Mettiamo per esempio che ad una donna venga diagnosticato un “tumore al seno”, che le viene tolto e magari, come sempre più frequentemente accade, le amputano anche il secondo a carattere “preventivo”. Se la donna sopravvive alla chemio, e si riprende, si potrebbe sostenere che sia guarita. In realtà resta a rischio per tutta la vita. Non in relazione al seno, che tanto non ha più. Ma se a quella donna un giorno dovesse gonfiarsi un linfonodo, un osso o dovesse avere una qualsiasi manifestazione nel corpo, anche un neo, non verrà trattata come una donna qualsiasi e quel linfonodo gonfio, come può e capita a tutti di averne, per lei diventa una presunta metastasi sviluppatasi (magari anche a 20 anni di distanza dall’operazione) da quel tumore primario.

4) C’è un quarto fatto da tenere in considerazione. L’illusione di considerarsi guariti solo quando il tessuto “malato” torna ad essere come l’originario, cioè uguale a come era prima. La medicina scolastica, non conoscendo le leggi biologiche, tende ad intervenire anche laddove un tessuto ha già riparato di suo e ciò che resta è il risultato del buon lavoro fatto dal corpo (cicatrice). Questo perché non conoscendo l’origine embrionale e quindi il comportamento dei tessuti nelle diverse fasi, la medicina scolastica interviene unicamente in base all’osservazione di un tessuto che è diverso da quello originario.
E’ importante che chi riceve una diagnosi tenga conto di questa piccola enorme differenza (l’una interpretativa, l’altra oggettiva) in modo da poter avere dei riferimenti congrui per valutare la situazione. Tenere presente che un tessuto lavorato alla fine avrà un aspetto diverso da quello originario ci permette di rilassarci e di agire consapevolmente unicamente per quello che realmente sarà ancora necessario fare. Ne deriva una sensazione che non siamo più costantemente in pericolo, dal momento che se una nuova situazione dovesse ripresentarsi, sapremo cosa fare.

Quarto salvavita: il significato dei termini che indicano malattia
E’ opportuno meditare su questo punto. Cosa significano termini come tumore, sclerosi multipla, sindrome di x,y,z? Non ci danno alcuna indicazione sul processo, su cosa stia accadendo realmente nel nostro corpo, e quindi alcun elemento per sapere cosa fare. Il termine assume una qualità oggettiva, quasi fosse una vera e propria entità, e invece di spiegare che tipo di processo sia in corso nel nostro corpo, diventa una parola ipnotica che porta con sé la prognosi. Tumore è “tu muori”, sclerosi multipla diventa “sedia a rotelle” e le varie sindromi una sfiga rarissima e sconosciuta alla quale è impossibile fare fronte.
Immaginate la vostra posizione emotiva se iniziassimo a sostituire i termini che definiscono l’etichetta della “malattia” nei processi che sottintendono: 1) tumore diventa una crescita che accade in conflitto attivo se il tessuto è diretto dal vecchio cervello e che invece cresce in soluzione se diretto dal nuovo 2) sclerosi multipla, un conflitto motorio e, a seconda di dove appare il sintomo, posso sapere in relazione a chi o cosa 3) per le sindromi, a seconda del sintomo presentato, posso ricongiungerlo al suo tessuto specifico e , ancora una volta, avere delle indicazioni precise su cosa fare.
Inoltre forse non tutti hanno avuto modo di osservare che nella medicina accademica le cose vengono fatte per bene, in modo che i conti tornino sempre. Un esempio per tutti è quello della sclerosi multipla: se durante le indagini di una persona che presenta dei problemi motori vengono trovate delle “placche bianche” nel cervello, allora le viene detto che ha la sclerosi multipla. Per inciso ci tocca dire che queste macchie, che altro non sono che resti cicatriziali di attività nei focolai di Hamer, vengono trovate nel Midollo cerebrale, che innerva la struttura del muscolo che nulla ha a che fare con l’impulso alla motricità, dato invece dalla corteccia motoria. Questo inciso per avvertirvi che già così c’è un’incongruenza molto poco scientifica. Ma oltre a questo c’è molto di più: se la persona ha le “macchie nel cervello” ma non presenta problemi motori, allora le viene detto che ha comunque la sclerosi multipla ma a-sintomatica. Invece se ha problemi motori ma non le “macchie nel cervello”, avrà ancora una volta la sclerosi multipla ma, in questo caso, a-specifica. Quindi uno più uno fa tre! Non vi sembra molto più sensato essere seri visto che, tra l’altro, stiamo parlando della nostra pelle?
Quindi quando ricevete un’etichetta, non fermatevi a quella, ma andate a ricercare il processo in corso che riguarda il tessuto nel quale si sta manifestando il sintomo. E per fare questo ci viene incontro la terza legge biologica.

Quinto salvavita: conoscere la terza legge biologica
Una volta che siete riusciti a saltar fuori dal vicolo cieco dell’anatema, allora avete la lucidità necessaria per comprendere la terza legge biologica. In effetti il dr. Hamer non solo ha individuato lo choc inaspettato come premessa indispensabile perché si sviluppi una “malattia” ma attraverso la terza legge biologica, ci permette di avere una vera e propria bussola per orientarci tra i vari sintomi riconducendoci sempre al comportamento dei tessuti. Conoscendo questa legge avete ora la possibilità di non cadere più nel panico ma di soffermarvi e di ricondurre il vostro sintomo ad un tessuto e ad una fase precisa che vi indica quindi anche cosa fare. Contemporaneamente avete anche l’informazione del conflitto, cioè di cosa di specifico sta accadendo a livello emotivo e che fa reagire quel tessuto preciso.
Qui, nelle caselle colorate che schematizzano la terza legge, non c’è più spazio né per anatemi né per il panico. Resta invece tutto lo spazio necessario per la comprensione di cosa sta succedendo nella nostra vita e di cosa ne vogliamo fare.
I sintomi ci indicano che il corpo sta lavorando. La nostra responsabilità sarà quindi di individuare a che punto siamo, se stiamo facendo recidive e di cosa è meglio occuparci mentre il corpo sta facendo il suo lavoro.

La terza legge in sintesi: (vedi nel sito la spiegazione più particolareggiata delle Cinque Leggi Biologiche)
In base alle conoscenze dettate dalla terza legge sappiamo che i tessuti endotermici del tronco cerebrale e mesodermici del cervelletto (entrambi definiti del vecchio cervello), proliferano, crescono in conflitto attivo, mentre quelli mesodermici del midollo cerebrale e dell’ectoderma (entrambi definiti del nuovo cervello) proliferano solo nella fase di riparazione. E grazie alla conoscenza della derivazione embrionale dei tessuti che ne determina il comportamento, sappiamo anche che un tessuto appartenente al vecchio cervello prolifera lentamente, mentre i tessuti innervati dal nuovo cervello riparano e crescono molto più veloci. Un gonfiore immediato non sarà mai dovuto al lavoro di un tessuto innervato dal vecchio cervello, né un dolore acuto, un sanguinamento breve e immediato, una febbre sopra i 38°. Ogni singolo sintomo è riconoscibile e riconducibile ad un tessuto specifico, e se so cosa sta succedendo nel mio corpo e perché succede allora posso “occuparmene” senza più necessariamente “preoccuparmene”.

La nuova chiarezza che porta la terza legge è che occorre distinguere sempre un sintomo dall’altro anche quando si presentano insieme, e ricondurre ognuno al proprio foglietto embrionale, impulso cerebrale (FH), qualità emotiva ed effetto nell’organo. Nello stesso modo di come una data nota musicale scaturisce unicamente da un preciso tasto del pianoforte (conflitto emotivo), da un preciso martelletto (area cerebrale, FH) e dalla vibrazione di una precisa corda (tessuto embrionale).

Facciamo un esempio: tumore al seno…Quale seno?
Conoscendo la terza legge biologica, oggi è impossibile e ridicolo parlare di tumore riferendosi ad un organo, senza specificare a quale tessuto ci si stia riferendo. Parlare di “tumore al seno” è una generalizzazione anacronistica e riduttiva.

Nel seno ci sono diversi tessuti, innervati da aree cerebrali diverse e quindi focolai diversi, che hanno un comportamento addirittura opposto nelle fasi di conflitto attivo e di riparazione. Anche i singoli sentiti conflittuali sono molto diversi tra loro.

Analizziamo il seno (questo esempio vale similarmente anche per tutti gli altri organi)
Il seno è composto da diversi tessuti: ghiandole lattifere, dotti lattiferi, tessuto connettivo (vasi capillari), derma, pelle. Vediamoli uno alla volta.

Ghiandole mammarie
Tessuto: mesodermico del Cervelletto. CA: aumento di funzione (più latte) e crescita cellulare. Pcl: riduzione istantanea di funzione, riduzione cellulare ad opera di funghi e micobatteri se presenti, altrimenti incitamento. Normalizzazione: Alla fine si ha un resto calcifico.
Conflitto: sensazione che nel nido qualcosa non è a posto o perché qualcuno è malato o perché c’è qualche diatriba in famiglia di cui non si può parlare.
Senso biologico: in conflitto attivo, dove aumentano le cellule della ghiandola mammaria allo scopo di “produrre più latte per mettere a posto le cose”.
Controlateralità: presente. Per la persona destrimane, seno dx per il partner, il sx per mamma/figli. Per la persona mancina, viceversa.
Lettura della medicina scolastica: adenocarcinoma mammario o carcinoma lobulare, più o meno maligno, (a seconda in quale fase del programma viene riscontrato). Compatto in conflitto attivo.

Altre terminologie riscontrabili nelle diagnosi classiche, riconducibili a questo tipo di processo:
mastopatie fibrocistiche, fibroadenomi, cisti liquide, …

Dotti lattiferi
Tessuto: ectoderma della Corteccia sensoriale. CA: riduzione cellulare (con aumento di funzione meccanico perché aumenta il lume del dotto). Pcl: riduzione di funzione, ricrescita cellulare con gonfiore. Possibile ristagno meccanico da deflusso. Possibile rientro del capezzolo. Normalizzazione: resto cicatriziale.
Conflitto: sensazione che qualcuno mi è stato strappato dal seno, perché è morto o perché se né andato o per una impossibilità di comunicare con qualcuno: rottura di contatto.
Senso biologico: in conflitto attivo, grazie all’ulcerazione all’interno del dotto, aumenta il lume allo scopo di “far defluire il latte che nessuno succhia più”.
Controlateralità: presente. Per la persona destrimane, seno dx per il partner, il sx per mamma/figli. Per la persona mancina, viceversa.
Lettura della medicina scolastica: carcinoma duttale, infiltrante, mediamente o altamente maligno (anche qui il grado di malignità dipenderà in quale fase del programma viene riscontrato, comunque sempre a soluzione avvenuta o per continue recidive ).

Altre terminologie riscontrabili nelle diagnosi classiche, riconducibili a questo tipo di processo:
microcalcificazioni, …

Tessuto connettivo
Tessuto: mesoderma del midollo cerebrale. CA: riduzione cellulare. Pcl: riparazione con eccedenza del tessuto connettivo, con l’aiuto di batteri se presenti. Normalizzazione: resto cicatriziale e possibile aumento duraturo del volume del seno.
Conflitto: sensazione che il mio seno non sia adeguato, nel linguaggio odierno “brutto”.
Senso biologico: per i tessuti relativi al midollo cerebrale, lo scopo biologico lo troviamo sempre alla fine del processo di riparazione: quindi un seno più grande, più adeguato.
Controlateralità: in questo caso è raro che sia presente. Per la maggior parte si tratta di un conflitto vissuto localmente.
Lettura della medicina scolastica: mastopatia connettivale (riscontrabile in soluzione), ipertrofia mammaria (riscontrabile in continuo conflitto attivo o per numerose recidive).

Derma
Tessuto: mesodermico del Cervelletto. CA: aumento di funzione (per le ghiandole sudoripare) e ispessimento cellulare. Pcl: riduzione di funzione, riduzione cellulare per caseificazione ad opera di batteri se presenti. Normalizzazione: Alla fine si ha un resto cicatriziale.
Conflitto: sensazione di essere, attaccati, deturpati
Senso biologico: in conflitto attivo, dove aumentano le cellule ispessendo il derma allo scopo di “creare uno scudo di protezione”.
Controlateralità: in questo caso è raro che sia presente. Per la maggior parte si tratta di un conflitto vissuto localmente.
Lettura della medicina scolastica: melanoma (riscontrabile in conflitto attivo), tubercolosi della cute o necrosi caseosa (in soluzione).

Pelle
Tessuto: epitelio pavimentoso, ectoderma, corteccia sensoriale. CA: progressiva riduzione cellulare e della sensibilità. Pcl: ricrescita cellulare con gonfiore, rossore e prurito. Normalizzazione: ripristino dell’epitelio pavimentoso.
Conflitto: separazione, rottura di contatto. ( In generale a seconda dell’intensità e della sfumatura del sentito avrà altrettante differenze sintomatiche).
Senso biologico: in conflitto attivo, grazie all’ulcerazione ed alla desensibilizzazione, la persona con la quale ho rotto il contatto la “percepisco meno e quindi soffro di meno”.
Controlateralità: presente. Per la persona destrimane, seno dx per il partner, il sx per mamma/figli. Per la persona mancina, viceversa.
Lettura della medicina scolastica: eritema, psoriasi, fuoco di S. Antonio, nei (tutte riscontrabili in soluzione), vitiliggine (in conflitto attivo).

I linfonodi ascellari invece….
Ne parliamo apposta in un capitolo a parte perché, sebbene vengano sempre presi in considerazione ed asportati per essere indagati, o per “maggiore sicurezza nella pulizia dal tumore al seno”, non centrano proprio nulla col seno. Può esserci un’attività concomitante per due motivi: la prima è meccanica, perché può essere che le cellule che squamano via dal cosiddetto “tumore”, attraverso il sistema linfatico, stazionino nel ganglio linfatico, che si gonfia perché sta lavorando (come ad es. i gangli del collo quando abbiamo mal di gola). Mentre può esserci un’attività conflittuale del linfonodo stesso. Ma vediamo prima la scheda che così ci capiamo meglio.

Tessuto: mesoderma del midollo cerebrale. CA: riduzione cellulare. Pcl: riparazione con eccedenza del linfonodo, con l’aiuto di batteri se presenti. Normalizzazione: il linfonodo calcificato resta un po’ più duro e grosso dell’originale.
Conflitto: leggera svalutazione per la sensazione che non posso “tirare a me, abbracciare qualcuno”. A seconda della posizione del linfonodo nel corpo avremo poi sfumature un po’ diverse.
Senso biologico: per i tessuti relativi al midollo cerebrale, lo scopo biologico lo troviamo sempre alla fine del processo di riparazione: quindi un linfonodo più grande, più forte ed adeguato.
Controlateralità: presente. Per la persona destrimane, ascella dx per non poter abbracciare il partner, il sx per non poter abbracciare mamma/figli. Per la persona mancina, viceversa.
Lettura della medicina scolastica: in genere vengono ritenute metastasi del tumore primario.

Potete intuire come sia facile riscontrare in un corpo dei linfonodi ingrossati, data la conflittualità specifica abbastanza facile da vivere (anche se ricordiamo sempre che inizialmente deve accadere qualcosa a riguardo che sia vissuto dalla persona come uno choc inaspettato!) E’ quindi facile comprendere come per una persona che abbia ricevuto una diagnosi tumorale sia praticamente impossibile fare i controlli di rutine senza essere continuamente a rischio di una nuova e più definitiva diagnosi.

 

 

 

 

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